Di fronte alla chiesa dei Santi Felice e Baccolo, mentre si costruivano alcune case dei Donnorso, nel ’700 Filippo Anastasio osserva la presenza di ruderi di antiche fabbriche, di «cento palmi di lunghezza per quaranta di larghezza», che più tardi Mingazzini cercherà di identificare con un edificio templare. Sempre Anastasio, citando gli “Atti di San Baccolo”, suppone, come si legge negli “Atti”, che la chiesa dei SS. Felice e Baccolo sorgesse su un tempio pagano dedicato a una divinità non ben identificata. Capasso riporta il rinvenimento nei pressi della stessa chiesa, in vico Gradelle, di un capitello corinzio e di “frantumi di colonne”.
Al di sotto della Chiesa dei SS. Felice e Baccolo si conservano ancora resti antichi: in particolare all’altezza dell’altare e del mezzo della navata si osservano due filari di blocchi squadrati in tufo sicuramente coerenti con le altre attestazioni in città di IV-III sec. a.C., sul quale si imposta una muratura in laterizio di epoca imperiale.