L’area in cui insiste oggi il villaggio Capo Santafortunata rappresentava la pars rustica di una delle numerose ville marittime che insistevano su tutta la costa.
Modalità e anno di ritrovamento
Dati su anno e modalità di ritrovamento ignoti
Descrizione
Il podere di Gaiano viene menzionato per la prima volta da Paolino Mingazzini all’interno della proprietà del duca di Serracapriola. Mingazzini descrive i vani di una domus al di sopra di un terrazzamento digradante verso il mare. Inoltre rinviene pavimenti in mosaico con tessere bianche e nere, tegole e antefisse fittili a palmette. Il podere era parte di un grosso fundus parte di una villa marittima di cui oggi è ricostruibile soltanto una grotta naturale utilizzata come ninfeo. L’accesso a tale anfratto sembra sia stato garantito, non solo dall’arrivo delle imbarcazioni che avrebbero trovato pochissime difficoltà ad attraccare in questo punto, ma anche da una viabilità connessa con la terrazza superiore della villa che, attraverso un sistema di gradini intagliati nella roccia, avrebbe garantito libero accesso all’interno.
Reperti e oggetti
Nessun reperto e/o oggetto.
Curiosità
Pare che la nota archeologa Paola Zancani Montuoro avesse realizzato delle planimetrie delle strutture romane ad oggi non più reperibili.
Orari di visita
È possibile ammirare la grotta via mare ed entrando nel villaggio Capo Santafortunata.